La gestione dei crediti pubblici si colloca oggi all’incrocio tra regole, processi industriali ed efficacia operativa, riflettendo la crescente complessità di questo ambito. Da un lato, il quadro normativo è in continua evoluzione e introduce vincoli, responsabilità ed aspettative sempre più rilevanti. Dall’altro, la gestione di questi crediti richiede modelli operativi sofisticati, capacità di trattamento di masse estremamente granulari, integrazione tecnologica e competenze specialistiche. Ma soprattutto, oggi più che mai, il tema non può essere affrontato solo in termini di compliance.
La domanda centrale diventa: quali risultati siamo in grado di produrre? Risultati in termini di recupero, sostenibilità dei costi, trasparenza dei processi e, non ultimo, di credibilità del sistema nei confronti di cittadini e investitori.
Il tema della riscossione dei crediti pubblici è qualcosa che affrontiamo ogni giorno, in modo concreto, lavorando al fianco delle Pubbliche Amministrazioni.
È anche un tema delicato, che riguarda molto da vicino i Comuni italiani: i tributi rappresentano mediamente tra il 40% e il 60% del bilancio pubblico. Eppure, la capacità media di riscossione si ferma intorno al 30%, con forti differenze territoriali: si supera l’80% in molte realtà del Nord, mentre in alcune aree del Sud scende anche fino al 60%.
In questo contesto, il punto di vista che porto è quello di chi non si limita a osservare il sistema, ma lo supporta operativamente, contribuendo a renderlo più efficace e sostenibile. Interveniamo su più ambiti — dalla fiscalità passiva, spesso sottovalutata ma strategica per il recupero, fino ai processi di riscossione — con un obiettivo chiaro: trasformare la complessità in capacità di gestione.
Resta però un obiettivo fondamentale: garantire equità fiscale e sostenibilità delle entrate pubbliche.
Ed è qui che emerge il limite dell’approccio tradizionale. Per anni la gestione dei crediti pubblici è stata ricondotta principalmente a un tema di adempimenti: fare correttamente i passaggi previsti, rispettare le regole, presidiare il processo.
Ed è un presidio che rimane imprescindibile — ma oggi non è più sufficiente. Oggi serve un cambio metodologico, prima ancora che normativo o tecnologico.
Nella pratica, questo significa superare un approccio uniforme.
I crediti non sono tutti uguali — per importo, anzianità, probabilità di recupero — ma spesso vengono ancora trattati come se lo fossero. Il risultato è che si rischia di investire risorse dove il recupero è improbabile e di non valorizzare invece le posizioni più recuperabili. Serve quindi un cambio di prospettiva: non partire dalla procedura, ma dal valore e dalla recuperabilità del credito.
Il tema dellasostenibilità. Oggi non tutte le azioni sono economicamente giustificabili e, senza una lettura gestionale del portafoglio, il rischio è quello di “fare tutto” senza ottenere risultati proporzionati allo sforzo.
Il ruolo dell’Ente, che deve diventare più attivo. Il modello tradizionale è spesso reattivo, scandito da scadenze e atti. Quello che funziona, invece, è un approccio più proattivo: anticipare, differenziare le azioni, intervenire prima che il credito si deteriori.
Il rapporto con il cittadino. Una riscossione efficace passa anche da comunicazioni più chiare e dalla capacità di favorire, quando possibile, l’adempimento spontaneo.
La tecnologia — e ne parlo nel dettaglio in questo articolo — è un abilitatore fondamentale, ma non sufficiente da sola.
Serve passare da una logica procedurale a una logica gestionale, da una visione centrata sull’adempimento a una orientata al risultato, da un approccio uniforme a uno selettivo e prioritizzato.
Ed è esattamente su questo che lavoriamo insieme agli enti: aiutandoli a rileggere la gestione dei crediti non solo come un obbligo amministrativo, ma come una leva strategica per rafforzare la capacità della Pubblica Amministrazione di generare entrate e contribuire alla sostenibilità del sistema Paese.
Rafforza la capacità del tuo Ente di generare entrate
Riscossione dei crediti pubblici: da adempimento a leva strategica
La riscossione dei crediti pubblici: da adempimento a leva strategica
Andrea Endrighi tra gli speaker della tavola rotonda “La riscossione dei crediti pubblici tra norme, operatività e risultati”
12° CVSPRINGDAY – 16 Aprile 2026, Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana
La gestione dei crediti pubblici si colloca oggi all’incrocio tra regole, processi industriali ed efficacia operativa, riflettendo la crescente complessità di questo ambito. Da un lato, il quadro normativo è in continua evoluzione e introduce vincoli, responsabilità ed aspettative sempre più rilevanti. Dall’altro, la gestione di questi crediti richiede modelli operativi sofisticati, capacità di trattamento di masse estremamente granulari, integrazione tecnologica e competenze specialistiche. Ma soprattutto, oggi più che mai, il tema non può essere affrontato solo in termini di compliance.
La domanda centrale diventa: quali risultati siamo in grado di produrre? Risultati in termini di recupero, sostenibilità dei costi, trasparenza dei processi e, non ultimo, di credibilità del sistema nei confronti di cittadini e investitori.
Il tema della riscossione dei crediti pubblici è qualcosa che affrontiamo ogni giorno, in modo concreto, lavorando al fianco delle Pubbliche Amministrazioni.
È anche un tema delicato, che riguarda molto da vicino i Comuni italiani: i tributi rappresentano mediamente tra il 40% e il 60% del bilancio pubblico.
Eppure, la capacità media di riscossione si ferma intorno al 30%, con forti differenze territoriali: si supera l’80% in molte realtà del Nord, mentre in alcune aree del Sud scende anche fino al 60%.
In questo contesto, il punto di vista che porto è quello di chi non si limita a osservare il sistema, ma lo supporta operativamente, contribuendo a renderlo più efficace e sostenibile.
Interveniamo su più ambiti — dalla fiscalità passiva, spesso sottovalutata ma strategica per il recupero, fino ai processi di riscossione — con un obiettivo chiaro: trasformare la complessità in capacità di gestione.
Resta però un obiettivo fondamentale: garantire equità fiscale e sostenibilità delle entrate pubbliche.
Ed è qui che emerge il limite dell’approccio tradizionale. Per anni la gestione dei crediti pubblici è stata ricondotta principalmente a un tema di adempimenti: fare correttamente i passaggi previsti, rispettare le regole, presidiare il processo.
Ed è un presidio che rimane imprescindibile — ma oggi non è più sufficiente. Oggi serve un cambio metodologico, prima ancora che normativo o tecnologico.
Nella pratica, questo significa superare un approccio uniforme.
Serve passare da una logica procedurale a una logica gestionale, da una visione centrata sull’adempimento a una orientata al risultato, da un approccio uniforme a uno selettivo e prioritizzato.
Ed è esattamente su questo che lavoriamo insieme agli enti: aiutandoli a rileggere la gestione dei crediti non solo come un obbligo amministrativo, ma come una leva strategica per rafforzare la capacità della Pubblica Amministrazione di generare entrate e contribuire alla sostenibilità del sistema Paese.
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